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Le nutrici di se. Un viaggio nella complessità generativa

Attraverso il desiderio di maternità è stato un viaggio di cui conoscevamo solo la partenza. Spinte dalla domanda che siamo state costrette a porci, da una terra conosciuta, ci siamo ritrovate in una terra nuova che abbiamo provato ad esplorare.

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Filosofia dell'immaginazione.  Il linguaggio della pratica filosofica

Filosofia dell’immaginazione. Il linguaggio della pratica filosofica

Giancarlo Marinelli e Ferdinando Testa lavorano ormai da anni, come consulenti filosofici, alla ricerca degli elementi comuni e fondanti della consulenza filosofica e della “pratica filosofica” e cioè di quella corrente della filosofia che sul finire del XX secolo ha inteso rimettere al centro dell’interesse del filosofo la quotidianità dei propri vissuti, delle proprie situazioni, delle idee in cui viviamo.

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I volti del libro rosso

Il libro raccoglie i contribuiti di diversi studiosi intorno al tema del Libro Rosso di C. G.Jung, e invita a riflettere su tematiche che toccano l’Anima individuale e l’Anima del mondo. E’ una chiave, questo volume, che apre, con delicatezza e umiltà, lo scrigno prezioso del Libro Rosso; esplora la molteplicità dei suoi Volti con la coscienza che, di fronte ad un’opera di tale valore,il compito che spetta allo studioso della Psiche nella sua totalità è arduo e complesso. Questo volume è un seme piantato nella terra della conoscenza dei simboli, delle immagini, dei miti, partendo dalla vita personale di Jung e dalle sue contraddizioni come uomo e studioso, con lo scopo di stimolare il senso della ricerca in un mondo che, mai come oggi, pone continue domande riguardo all’esistenza umana.

 

 

 

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La rivoluzione contro l’ape regina

L’analisi del rapporto tra uomo, società e patologia mentale sfugge sempre più all’indagine psichiatrica, lasciata in balia di una nosografia che assegna scarsa importanza al ruolo giocato dal soggetto e dal mondo in cui egli vive. L’enigma-uomo può, in verità, definirsi come universo di potenzialità collassate su di uno specifico e storico contesto spazio-temporale. In questo senso, è un alveare-mondo prestabilito o, in altri termini, una narrazione costantemente diversa – dalle forme mitologiche a quelle della neo-tecnologia – a delineare i binari in cui il soggetto scrive la propria storia. Occorre, dunque, oggi scorgere quanto i più diffusi modelli psichiatrici contribuiscano a condurre l’individuo in una cornice narrante, che legittima il sistema stesso e trascura le forme della sofferenza. Questo potrebbe essere un passaggio fondamentale verso la comprensione dell’essere umano e verso una rivoluzione contro l’ape regina.

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Il vento delle parole

Il libro parte dall’immaginazione poetica della mente, percorre i sentieri della poesia che nasce dalla linfa vitale del sottosuolo dell’inquietudine della bellezza. La parola poetica si mescola con l’attività immaginativa e si pone come un limite tra il sacro e il profano. Invita l’uomo al confronto con l’anima per comprendere e, possibilmente, rubare il senso dell’esistenza. Girovagare intorno alla poiesis, permette di aprire le porte della creatività e del rapporto di quest’ultima con il mondo della psiche, mostrando le diverse manifestazioni dell’anima alla ricerca della sua realizzazione. La parola poetica diventa allora inizio, immette nello scenario della coniunctio tra materia e spirito e restituisce alla capacità immaginativa il giusto posto che le spetta nel processo dello sviluppo della coscienza individuale e collettiva.

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La memoria e l’anima mundi. Ai margini tra vita e morte

Il volume, curato da Ferdinando Testa, raccoglie i contributi di Sergio Fermariello, Silvana Lucariello, Tiziana Menna, Maurizio Nicolosi, Edoardo Scognamiglio e Ferdinando Testa su temi, antichi e contemporanei, quali la memoria e l’anima, la vita e la morte. L’onnipotenza del pensiero tecnico-scientifico ha oggi assunto il dominio dell’anima, intesa come archetipo dell’esistenza e della capacità immaginativa, imponendo all’uomo, deprivato della propria creatività, la mera imitazione e una drammatica solitudine dinanzi all’ignoto e all’irrazionale. Recuperare la dimensione dell’anima significa pertanto restituire all’immaginazione la sua centralità nella vita dell’individuo. Alla memoria compete la funzione di preservare l’anima affinché essa non si perda nel mondo del collettivo e del sociale, ma conservi autonomia e indipendenza. In tale senso occorre rivolgere attenzione e cura non solo alla soggettività umana, ma anche alla sempre più sofferente anima mundi, principio unificante e conciliante lo spirituale e il materiale.

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